Due famiglie lontanissime tra loro si ritrovano a condividere una vacanza e scoprono che l’amore può mettere in crisi anche le certezze più solide. Il film italiano Croce e delizia racconta con ironia una relazione inattesa tra due uomini maturi, ma dietro gli equivoci parla soprattutto di famiglia, pregiudizi e paura del cambiamento. Qui ricostruisco trama, cast, temi e limiti della commedia, indicando anche a chi consiglio di recuperarla oggi.
Una commedia familiare che trasforma il pregiudizio in occasione di confronto
- Uscita: 2019, con una durata di circa 100 minuti.
- Regia: Simone Godano, su sceneggiatura di Giulia Steigerwalt.
- Protagonisti: Fabrizio Bentivoglio e Alessandro Gassmann nei ruoli di Tony e Carlo.
- Storia: due famiglie scoprono che i rispettivi padri sono innamorati e vogliono sposarsi.
- Tono: commedia agrodolce, più interessata ai rapporti familiari che allo scandalo in sé.

Che film è e quale storia mette in scena
Si tratta di una commedia italiana con elementi drammatici, diretta da Simone Godano e distribuita nelle sale il 28 febbraio 2019. La vicenda si svolge soprattutto durante una vacanza a Gaeta, dove due nuclei familiari molto diversi sono costretti a stare insieme sotto lo stesso tetto.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Regia | Simone Godano |
| Sceneggiatura | Giulia Steigerwalt |
| Genere | Commedia drammatica |
| Durata | 100 minuti |
| Produzione | Italia |
| Ambientazione principale | Gaeta e la costa laziale |
Da una parte ci sono i Castelvecchio, benestanti, colti e apparentemente progressisti. Dall’altra i Petagna, più semplici, tradizionalisti e molto legati alla famiglia. Il film gioca subito sul contrasto tra stile di vita, linguaggio e idee, ma evita di presentare un gruppo come completamente giusto e l’altro come arretrato.
La trama senza svelare il finale
Tony, mercante d’arte divorziato e padre di due figlie, annuncia alla famiglia di essersi innamorato di Carlo. Quest’ultimo è un vedovo, gestisce una pescheria nella periferia laziale e conduce un’esistenza molto più concreta rispetto a quella del suo nuovo compagno. La notizia sorprende tutti, compreso Carlo, che non sembra pronto ad affrontare le conseguenze pubbliche della relazione.
Il progetto dei due uomini è ambizioso: vogliono sposarsi e chiedono alle rispettive famiglie di accettare la loro scelta. Penelope, interpretata da Jasmine Trinca, e Sandro, interpretato da Filippo Scicchitano, reagiscono cercando di ostacolare il matrimonio, convinti che la coppia non abbia davvero nulla in comune.
La commedia nasce dagli equivoci, dalle tensioni durante la vacanza e dagli scontri tra i parenti. Io trovo più interessante il modo in cui la storia sposta gradualmente il centro del conflitto: all’inizio sembra una questione di omosessualità, ma presto diventa un confronto tra genitori incapaci di ascoltare e figli incapaci di lasciarli andare.
Il cast dà ritmo a una storia costruita sui contrasti
Fabrizio Bentivoglio interpreta Tony con una combinazione efficace di eleganza, narcisismo e fragilità. Il personaggio è abituato a controllare l’ambiente che lo circonda, ma davanti a un sentimento autentico perde parte delle sue sicurezze. Bentivoglio rende credibile questo passaggio senza trasformarlo in una macchietta.
Alessandro Gassmann porta Carlo in una direzione opposta, fatta di concretezza, impulsività e umorismo fisico. Le sue tute, le canottiere e i modi diretti diventano strumenti comici, ma servono anche a mostrare un uomo che deve ancora trovare il coraggio di difendere la propria felicità.
| Attore | Personaggio | Funzione nella storia |
|---|---|---|
| Fabrizio Bentivoglio | Tony | Il mercante d’arte che vuole sposare Carlo |
| Alessandro Gassmann | Carlo | Il vedovo e pescivendolo innamorato, ma esitante |
| Jasmine Trinca | Penelope | La figlia che teme di perdere il rapporto con il padre |
| Filippo Scicchitano | Sandro | Il figlio di Carlo, alleato di Penelope |
| Lunetta Savino | Ida | Una presenza importante nella famiglia Petagna |
La sorpresa più piacevole, a mio avviso, è Jasmine Trinca in chiave comica. Penelope è snob, tagliente e spesso insopportabile, però l’attrice le lascia una vulnerabilità che impedisce al personaggio di restare una semplice caricatura. Anche il rapporto conflittuale tra Penelope e Carlo produce alcune delle scene più vive del film.
Il tema centrale non è lo scandalo ma la famiglia
Il film prende un tema potenzialmente pesante e lo affronta attraverso la struttura della commedia degli equivoci. L’amore tra Tony e Carlo non viene trattato come una stranezza da spiegare allo spettatore, bensì come un sentimento concreto che mette in difficoltà chi sta intorno ai due protagonisti.
La vera ironia riguarda l’ipocrisia delle famiglie. I Castelvecchio si considerano aperti e moderni, ma davanti a una situazione reale reagiscono con imbarazzo e controllo. I Petagna sembrano più conservatori, eppure possiedono una coesione affettiva che ai primi manca. Questa inversione è una delle idee migliori della sceneggiatura.
Il titolo richiama l’idea dell’amore come esperienza insieme dolorosa e felice, un’immagine legata anche alla tradizione operistica italiana. Nel film la “croce” è il peso delle aspettative familiari, mentre la “delizia” è la possibilità di ricominciare in età adulta. Non è una distinzione teorica: sono proprio queste due forze a muovere le decisioni dei personaggi.
La pellicola evita il moralismo esplicito, ma non è completamente rivoluzionaria. L’omosessualità maschile viene normalizzata soprattutto attraverso il registro sentimentale, mentre il conflitto si concentra sulle reazioni dei parenti. È una scelta accessibile e spesso efficace, anche se chi cerca un’analisi più radicale del tema potrebbe trovarla prudente.
Cosa funziona e cosa convince meno
Il punto di forza principale è il lavoro degli interpreti, sostenuto da dialoghi rapidi e da una buona capacità di alternare risate e momenti più malinconici. La storia funziona soprattutto quando smette di inseguire la battuta e osserva le ferite già presenti nei rapporti tra genitori e figli.
Riesce bene anche il contrasto tra i due ambienti sociali. Il film non si limita a contrapporre ricchi e poveri, ma mostra due forme diverse di solitudine: Tony vive circondato da persone sofisticate ma poco disponibili all’ascolto, mentre Carlo ha una famiglia più unita ma teme il giudizio della comunità.
Il limite si trova nella premessa, che richiede una certa disponibilità da parte dello spettatore. La relazione nasce in modo improvviso e alcuni passaggi risultano poco credibili; inoltre, la parte centrale segue sviluppi abbastanza prevedibili. Il finale tende alla riconciliazione e non cerca una soluzione davvero scomoda.
Per me, quindi, non è una commedia perfetta né un film destinato a cambiare il cinema italiano. È però un’opera equilibrata, con attori in forma e una sensibilità maggiore rispetto a molte commedie che usano la diversità soltanto come pretesto per battute facili.
A chi lo consiglio e come recuperarlo oggi
Lo consiglio a chi cerca un film italiano di circa un’ora e quaranta minuti, capace di intrattenere senza rinunciare a un tema sociale. È adatto soprattutto alla visione in compagnia, perché le dinamiche tra i parenti offrono diversi spunti di discussione anche dopo i titoli di coda.
Non lo sceglierei, invece, per chi desidera un dramma sentimentale intenso o una rappresentazione molto approfondita delle relazioni omosessuali. Il tono resta leggero e televisivo in alcuni passaggi, con una costruzione narrativa più vicina alla commedia familiare che al cinema d’autore.
Nel 2026 la disponibilità sulle piattaforme può cambiare rapidamente tra noleggio, acquisto digitale e cataloghi in abbonamento. Per questo conviene controllare i servizi legali disponibili in Italia nel momento in cui si decide di guardarlo, verificando anche la durata dell’offerta e la presenza dell’audio originale o dei sottotitoli.
Attenzione infine a un possibile equivoco. Esiste anche un omonimo film italiano del 1995, legato a Luciano De Crescenzo e Marco Colli. La commedia diretta da Godano è invece quella del 2019 con Bentivoglio, Gassmann, Trinca e Scicchitano.
Il valore del film sta nelle famiglie che imparano ad ascoltare
La commedia funziona quando mostra che il pregiudizio non appartiene sempre a chi si dichiara conservatore. A volte nasce proprio da chi si considera moderno, ma non accetta che una persona vicina prenda una decisione autonoma. È questa contraddizione a rendere il film più interessante della semplice storia d’amore.
Io lo guarderei per il cast, per il confronto tra i due mondi familiari e per il suo tono accessibile. Non bisogna aspettarsi una rivoluzione narrativa, ma una commedia agrodolce che usa l’ironia per ricordare una cosa semplice: la famiglia non è soltanto quella in cui si nasce, ma anche quella che si sceglie di costruire.