Quando un attore interpreta una figura politica ancora così presente nella memoria italiana, la somiglianza fisica non basta. In Loro, Paolo Sorrentino affida a Toni Servillo il compito di trasformare Silvio Berlusconi in un personaggio cinematografico, sospeso tra uomo privato, leader pubblico e mito popolare. Qui analizzo il film, le scelte dell’attore e il significato di un’interpretazione che divide ancora il pubblico.
Il ritratto di Berlusconi passa dalla maschera al potere
- Film di riferimento: Toni Servillo interpreta Silvio Berlusconi in Loro, diretto da Paolo Sorrentino nel 2018.
- Struttura: il progetto è stato distribuito in Italia in due parti, dedicate al mondo dell’ex presidente del Consiglio e al suo entourage.
- Scelta interpretativa: Servillo non punta alla semplice imitazione, ma lavora su voce, postura, sorriso, ritmo e fragilità.
- Tema centrale: il film racconta il berlusconismo come sistema di desideri, spettacolo, ambizione e consenso.
- Da non confondere: Loro è un’opera di finzione e non una biografia completa né una ricostruzione documentaria.

Il film in cui Toni Servillo diventa Silvio Berlusconi
Loro è il film del 2018 con cui Paolo Sorrentino affronta l’universo di Silvio Berlusconi attraverso la finzione. Toni Servillo interpreta il protagonista, mentre Riccardo Scamarcio veste i panni di Sergio Morra, un personaggio ispirato al mondo degli intermediari, degli aspiranti potenti e dei frequentatori delle feste private.
La prima parte segue soprattutto chi cerca di avvicinarsi al centro del potere. La seconda sposta l’attenzione sulla villa in Sardegna, sul rapporto con Veronica Lario, interpretata da Elena Sofia Ricci, e sulla solitudine di un uomo abituato a vivere circondato da persone. L’ambientazione e i fatti rimandano all’Italia tra il 2006 e il 2010, ma il film non pretende di ricostruire ogni episodio con precisione cronachistica.
È una distinzione importante. Secondo quanto spiegò Sorrentino ad ANSA, l’obiettivo non era raccontare soltanto i fatti storici, ma mostrare i sentimenti nascosti dietro quei fatti, come la paura della vecchiaia, il bisogno di essere amati e il timore di perdere il controllo.
Come nasce la trasformazione di Servillo
La prima impressione è fisica. Il trucco modifica il volto dell’attore, accentua il sorriso, irrigidisce la pelle e costruisce una maschera riconoscibile. Tuttavia, a mio avviso, la trasformazione più interessante non sta nel make-up, bensì nel modo in cui Servillo usa il corpo.
Il suo Berlusconi cammina con una sicurezza quasi teatrale, ma appena resta solo cambia ritmo. La voce diventa più bassa, i movimenti si fanno incerti e il sorriso, prima strumento di seduzione, sembra diventare una difesa. Il risultato è un personaggio capace di passare dalla bonomia all’astuzia nello spazio di una battuta.
Questa alternanza è al centro del lavoro attoriale. Il Corriere della Sera ha descritto l’interpretazione come un equilibrio tra sentimento e cinismo, due poli che Servillo non separa mai del tutto. Berlusconi può apparire affettuoso e calcolatore nello stesso momento, perché il film suggerisce che la sua forza nasce proprio dalla capacità di confondere sincerità e rappresentazione.
La voce conta più della somiglianza
Un’imitazione perfetta avrebbe potuto trasformare il personaggio in una caricatura. Servillo sceglie invece una strada più rischiosa. Non riproduce ogni inflessione in modo meccanico, ma restituisce il ritmo da venditore, la pausa studiata, l’entusiasmo improvviso e la capacità di riempire il silenzio con una promessa.
Da spettatore, trovo che sia qui il punto decisivo. Il Berlusconi di Servillo non convince perché sembra sempre identico alla persona reale, ma perché comunica la stessa idea di presenza scenica. Entra in una stanza e la stanza comincia a ruotare intorno a lui.
Che cosa racconta davvero Loro
Chi si aspetta un biopic tradizionale potrebbe rimanere spiazzato. Il film non procede come una cronologia ordinata della carriera politica di Berlusconi e non dedica lo stesso spazio a ogni fase della sua vita. Sorrentino preferisce lavorare per frammenti, atmosfere e contrasti.
Le feste, le ville, i corpi esibiti e le conversazioni sul potere non sono soltanto decorazione. Rappresentano un ambiente in cui tutti cercano qualcosa: denaro, visibilità, protezione, sesso, una fotografia accanto all’uomo giusto. Sergio Morra non è soltanto un personaggio secondario, ma il riflesso di una società che vuole entrare nel mondo di Berlusconi prima ancora di capire che cosa quel mondo comporti.
La politica rimane presente, ma spesso sullo sfondo. Il film è più interessato al desiderio di potere che alle procedure del potere. Per questo Berlusconi appare come il centro di una galassia fatta di imitatori, cortigiani e persone convinte di poter ottenere qualcosa dalla sua capacità di vendere sogni.
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Il privato come spazio di solitudine
Il rapporto con Veronica Lario serve a ridimensionare la figura pubblica. Nel privato, il protagonista non è sempre il comunicatore brillante che controlla la scena. È anche un uomo che tenta di recuperare un legame mentre comprende che il proprio talento per persuadere gli altri non funziona più con la persona che lo conosce meglio.
Le scene con Veronica introducono una malinconia che impedisce al film di ridursi alla satira. Il sorriso di Servillo resta vistoso, ma dietro quella superficie emerge la paura di invecchiare e perdere centralità. È una delle ragioni per cui il personaggio, pur restando lontano dalle mie simpatie personali, risulta cinematograficamente più complesso della semplice caricatura.
Il significato di “Loro” e del doppio
Il titolo allude alle persone che orbitano intorno a Berlusconi, ma può essere letto anche come un gioco tra “loro” e “Lui”. Da una parte ci sono coloro che cercano il potere o ne imitano i gesti; dall’altra c’è il protagonista, convinto di essere ancora il regista assoluto della scena.
Nella seconda parte Toni Servillo interpreta anche Ennio Doris, storico imprenditore e amico di Berlusconi. La scelta del doppio ha una funzione soprattutto simbolica. Lo stesso volto rappresenta due uomini legati al successo, alla vendita e alla costruzione di un’immagine pubblica, ma permette al protagonista di parlare con una versione di sé più rassicurante.
Non leggerei questa soluzione come un semplice scherzo. È un modo per visualizzare la solitudine del leader. Chi è abituato a convincere tutti può finire per non avere più nessuno capace di contraddirlo davvero, se non un alter ego generato dalla propria fantasia.
Il confronto con Andreotti ne Il Divo
Il paragone con Il Divo è inevitabile, perché Servillo e Sorrentino avevano già raccontato Giulio Andreotti nel film del 2008. Le due interpretazioni mostrano due forme opposte di potere italiano.
| Elemento | Andreotti ne Il Divo | Berlusconi in Loro |
|---|---|---|
| Presenza pubblica | Riservata, immobile, quasi indecifrabile | Espansiva, seduttiva e spettacolare |
| Uso del corpo | Rigidità, piccoli gesti, economia dei movimenti | Sorriso, gestualità, energia e trasformazione continua |
| Rapporto con il potere | Il potere come segreto e strategia | Il potere come consenso e rappresentazione |
| Fragilità | Resta nascosta dietro il controllo | Affiora nella paura dell’età e dell’abbandono |
In Il Divo Servillo sembra cancellare la propria fisicità per diventare una presenza enigmatica. In Loro, invece, la fisicità viene amplificata. Il corpo di Berlusconi è parte del messaggio politico e commerciale, quasi un marchio che deve restare sempre visibile.
Il confronto chiarisce anche il metodo di Sorrentino. Non gli interessa soltanto raccontare uomini potenti, ma capire quale teatro sociale li sostiene. Andreotti domina attraverso il silenzio; Berlusconi attraverso la sovraesposizione.
Come guardare il film senza confondere ritratto e biografia
Il modo migliore per avvicinarsi a Loro è considerarlo un’opera interpretativa. Alcune situazioni si appoggiano a fatti e figure reali, altre vengono deformate, concentrate o ricomposte per creare un discorso sul potere e sul desiderio.
Per questo non userei il film come unica fonte per conoscere Berlusconi. Lo guarderei piuttosto insieme a documentari, interviste e ricostruzioni storiche, mantenendo separati il dato verificabile e la libertà del regista. È una cautela essenziale soprattutto quando la messa in scena è così seducente da sembrare più vera della realtà.
Il valore dell’interpretazione di Toni Servillo sta proprio in questa ambiguità. Non offre una copia neutrale di Berlusconi, ma una figura cinematografica che conserva il suo potere di attrazione e, nello stesso tempo, ne mostra il prezzo umano. Se si entra nel film aspettandosi una semplice imitazione, si rischia di perdere il punto più interessante: il potere non vive solo in chi lo esercita, ma anche in chi desidera appartenergli.