Quando un bambino vive a poche decine di chilometri dal mare ma non lo ha mai visto, una semplice gita scolastica può trasformarsi in una prova di libertà. The Sea di Shai Carmeli-Pollak racconta proprio questo paradosso, intrecciando il viaggio di Khaled con quello del padre Ribhi e con la realtà dei posti di blocco in Cisgiordania. Qui trovi trama, cast, premi, stile, significato e disponibilità in Italia.
Le informazioni essenziali sul film
- Titolo originale: The Sea, conosciuto anche come Ha'yam.
- Regia e sceneggiatura: Shai Carmeli-Pollak.
- Produzione: Israele, 2025, 93 minuti.
- Trama: un ragazzo palestinese tenta di raggiungere il mare per la prima volta.
- Lingue: arabo ed ebraico, con sottotitoli.
- Uscita italiana: 6 maggio 2026 nelle sale, distribuito da Mescalito Film.
Che film è davvero The Sea
The Sea è un dramma israeliano del 2025 scritto e diretto da Shai Carmeli-Pollak. Il film dura 93 minuti e nasce da un’idea narrativa elementare, quasi disarmante: un bambino vuole vedere il mare, ma un confine politico glielo impedisce.
Il titolo può creare qualche equivoco perché esistono altri film chiamati The Sea, tra cui il dramma italiano del 1962 diretto da Giuseppe Patroni Griffi e alcune opere internazionali più vecchie. Quello arrivato nelle sale italiane nel 2026 è però il film ambientato tra Ramallah, i checkpoint e la costa mediterranea.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Regista | Shai Carmeli-Pollak |
| Anno | 2025 |
| Paese | Israele |
| Durata | 93 minuti |
| Lingue | Arabo ed ebraico |
| Genere | Drammatico e politico |
La trama di Khaled e Ribhi
Khaled è un ragazzo palestinese di dodici anni che vive vicino a Ramallah. Durante una gita scolastica dovrebbe vedere il mare per la prima volta, ma al checkpoint i soldati dichiarano che il suo permesso non è valido. I compagni proseguono il viaggio, mentre lui viene costretto a tornare indietro.
La delusione diventa ostinazione. Khaled decide di partire da solo, senza conoscere la strada e senza parlare ebraico. La sua fuga non è presentata come un’avventura spensierata, perché ogni incontro può trasformarsi in un pericolo concreto e ogni chilometro aumenta il rischio di essere fermato.
Quando Ribhi scopre che il figlio è scomparso, lascia il lavoro in Israele e comincia a cercarlo. È un gesto d’amore, ma anche una scelta disperata: l’uomo rischia l’arresto e la perdita dell’unica fonte di reddito. Il film funziona proprio perché la grande questione politica passa attraverso una relazione familiare molto comprensibile.
Non anticipo il finale, ma consiglio di guardare con attenzione il modo in cui il desiderio del mare cambia significato. All’inizio sembra il sogno innocente di un bambino; poco alla volta diventa un’immagine di movimento, dignità e libertà.
Regia, cast e stile visivo
Carmeli-Pollak evita una narrazione spettacolare e costruisce la tensione attraverso distanze, attese e controlli. La macchina da presa resta spesso vicina ai personaggi, mentre il paesaggio non appare come una cartolina: strade, periferie e barriere diventano parte del conflitto.
Il cast è guidato da Muhammad Gazawi nel ruolo di Khaled e Khalifa Natour in quello di Ribhi. Completano il gruppo principale Marlene Bajali e Hilla Sarjon. La recitazione mantiene un tono sobrio, quasi trattenuto, e proprio questa misura rende più incisivi i momenti di paura o di tenerezza.
Il film è parlato in arabo ed ebraico. In Italia la visione richiede quindi attenzione ai sottotitoli, ma non la considero una barriera: il cambio di lingua rende percepibili le differenze di potere tra i personaggi e dà alla storia una concretezza che un doppiaggio uniforme probabilmente attenuerebbe.
La fotografia di Shai Goldman e il montaggio di Yosef Grunfeld seguono un ritmo controllato. Non è un titolo da scegliere per l’azione continua: la suspense nasce dal dubbio su chi Khaled incontrerà, da quanto potrà avanzare e da quando il padre riuscirà a raggiungerlo.
Perché ha fatto discutere oltre il cinema
The Sea ha vinto cinque Premi Ophir, tra cui miglior film, sceneggiatura, attore protagonista, attore non protagonista e musica originale. È stato inoltre premiato al Jerusalem Film Festival e scelto da Israele per la corsa al miglior film internazionale agli Oscar 2026, senza arrivare alla nomination finale.
Il successo ha avuto anche una dimensione politica. La storia palestinese raccontata da un regista israeliano ha suscitato una reazione molto dura da parte del ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, che ha criticato il riconoscimento ricevuto dal film e minacciato conseguenze sui finanziamenti agli Ophir.
Questo elemento non dovrebbe però diventare l’unico criterio di giudizio. A mio avviso, il film è più forte quando lascia parlare le situazioni: un permesso respinto, un padre che rischia il lavoro, una strada apparentemente breve che diventa impraticabile. La politica è sempre presente, ma non cancella i personaggi.
Dove vederlo in Italia e a chi lo consiglio
Il film è uscito nelle sale italiane il 6 maggio 2026, distribuito da Mescalito Film. La programmazione dei titoli d’autore può ridursi rapidamente, quindi conviene controllare il cinema della propria città e le rassegne locali, soprattutto quelle dedicate al cinema internazionale o ai diritti umani.
Al momento non risulta ancora disponibile sulle principali piattaforme di streaming italiane. Questa situazione può cambiare con l’arrivo dell’edizione digitale, ma per ora la sala resta il modo più semplice per recuperarlo, quando è ancora in programmazione.
Lo consiglio a chi apprezza il cinema politico fondato sui personaggi, il realismo sociale e le storie familiari capaci di aprirsi a un significato più ampio. Lo sconsiglio invece a chi cerca un film d’avventura lineare o una ricostruzione geopolitica completa: The Sea non spiega tutto e non pretende di sostituire un documentario o un’analisi storica.
Il mare come promessa che nessun confine dovrebbe cancellare
La qualità principale di The Sea sta nella semplicità del suo punto di partenza. Un bambino vuole raggiungere una spiaggia, ma il viaggio rivela un sistema di permessi, controlli e disuguaglianze che gli adulti hanno imparato a considerare normale.
Io lo considero un film da vedere con pazienza, senza aspettarsi risposte facili. La sua immagine più potente non è soltanto il mare, ma la distanza assurda tra un desiderio quotidiano e un ostacolo costruito dagli uomini.