Quando si parla dei film di Roman Polanski, si entra in una filmografia attraversata da horror psicologico, noir, drammi storici e commedie nere. Ho raccolto i suoi lungometraggi principali in ordine cronologico, indicando i titoli più importanti, il loro stile e il modo migliore per scegliere da dove iniziare.
Una filmografia tra inquietudine, paranoia e grandi interpretazioni
- 23 lungometraggi diretti tra il 1962 e il 2023.
- Il coltello nell’acqua, Repulsione, Rosemary’s Baby, Chinatown e Il pianista sono i titoli essenziali.
- Il suo cinema torna spesso su isolamento, identità fragile, desiderio e minaccia invisibile.
- Per un primo approccio consiglio Chinatown oppure Il pianista, a seconda del genere preferito.
- The Palace, uscito nel 2023, è al momento il suo lungometraggio più recente.
La filmografia completa dei lungometraggi
La carriera di Polanski attraversa più di sessant’anni e diversi sistemi produttivi, dalla Polonia degli anni Sessanta a Hollywood, fino alle coproduzioni europee. La tabella aiuta a orientarsi, ma non racconta da sola l’evoluzione di uno stile che resta riconoscibile anche quando cambiano lingua, ambientazione e genere.
| Anno | Titolo italiano | Titolo originale | Genere o direzione principale |
|---|---|---|---|
| 1962 | Il coltello nell’acqua | Nóż w wodzie | Dramma psicologico |
| 1965 | Repulsione | Repulsion | Horror psicologico |
| 1966 | Cul-de-sac | Cul-de-sac | Commedia nera |
| 1967 | Per favore, non mordermi sul collo! | The Fearless Vampire Killers | Horror parodistico |
| 1968 | Rosemary’s Baby | Rosemary’s Baby | Horror soprannaturale |
| 1971 | Macbeth | Macbeth | Tragedia storica |
| 1972 | Che? | What? | Commedia grottesca |
| 1974 | Chinatown | Chinatown | Noir investigativo |
| 1976 | L’inquilino del terzo piano | Le locataire | Horror psicologico |
| 1979 | Tess | Tess | Dramma storico |
| 1986 | Pirati | Pirates | Avventura e commedia |
| 1988 | Frantic | Frantic | Thriller |
| 1992 | Luna di fiele | Bitter Moon | Dramma erotico |
| 1994 | La morte e la fanciulla | Death and the Maiden | Thriller politico |
| 1999 | La nona porta | The Ninth Gate | Mistery e horror |
| 2002 | Il pianista | The Pianist | Dramma storico |
| 2005 | Oliver Twist | Oliver Twist | Adattamento letterario |
| 2010 | L’uomo nell’ombra | The Ghost Writer | Thriller politico |
| 2011 | Carnage | Carnage | Commedia drammatica |
| 2013 | Venere in pelliccia | La Vénus à la fourrure | Duello teatrale |
| 2017 | Quello che non so di lei | D’après une histoire vraie | Thriller psicologico |
| 2019 | L’ufficiale e la spia | J’accuse | Dramma storico |
| 2023 | The Palace | The Palace | Satira grottesca |
All’elenco dei lungometraggi si aggiunge il segmento Cinéma érotique, diretto nel 2007 per il film collettivo Chacun son cinéma. Polanski ha inoltre realizzato numerosi cortometraggi agli inizi della carriera, ma per capire il suo percorso autoriale i titoli della tabella sono il punto di riferimento più utile.
Gli esordi polacchi e la nascita dell’inquietudine
Il coltello nell’acqua è il debutto nel lungometraggio e contiene già molti elementi tipici del regista. Tre personaggi su una barca trasformano una gita apparentemente banale in una lotta di potere fatta di gelosia, rivalità e tensione fisica. Io lo considero il film migliore per osservare come Polanski costruisca il conflitto usando spazi stretti e gesti minimi.
Con Repulsione, interpretato da Catherine Deneuve, l’angoscia diventa interiore. L’appartamento non è più soltanto un luogo, ma una proiezione della mente della protagonista, mentre rumori, crepe e allucinazioni rendono instabile il confine tra realtà e percezione.
Cul-de-sac sposta la tensione verso il grottesco. L’isolamento di una coppia in un castello e l’arrivo di due criminali producono una commedia nerissima, premiata con l’Orso d’oro a Berlino. È un titolo meno immediato di Repulsione, ma mostra bene la capacità di Polanski di far convivere paura e umorismo.
I titoli imprescindibili degli anni Sessanta e Settanta
Rosemary’s Baby e il terrore domestico
In Rosemary’s Baby il soprannaturale cresce dentro una situazione quotidiana, fatta di vicini cortesi, visite mediche e vita matrimoniale. La forza del film non sta soltanto nella componente demoniaca, ma nel modo in cui la protagonista viene progressivamente privata della possibilità di fidarsi degli altri.
Chinatown e la perfezione del noir
Chinatown è il film da scegliere se si vuole vedere Polanski al massimo della precisione narrativa. Jack Nicholson interpreta il detective Jake Gittes, coinvolto in un caso di corruzione, acqua, potere economico e segreti familiari nella Los Angeles degli anni Trenta.
Il film funziona perché ogni dettaglio visivo sembra avere un peso, ma la vera lezione è più amara. L’investigatore può scoprire la verità senza riuscire a correggere il sistema che l’ha prodotta. Per me è il suo lavoro più equilibrato tra intrattenimento, atmosfera e pessimismo morale.
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L’inquilino del terzo piano e la crisi dell’identità
Con L’inquilino del terzo piano, Polanski porta l’ossessione in una Parigi claustrofobica. Trelkovsky, trasferitosi nell’appartamento di una donna che ha tentato il suicidio, comincia a perdere sicurezza, autonomia e senso di sé.
È un film volutamente scomodo, costruito su ambiguità e paranoia. Non lo consiglierei come primo titolo a chi cerca una trama lineare, ma è indispensabile per capire quanto il regista sia interessato alla trasformazione della casa in una trappola psicologica.
Dal thriller internazionale al dramma storico
Negli anni Ottanta e Novanta Polanski lavora spesso con star internazionali e strutture di genere più riconoscibili. Frantic, con Harrison Ford, usa Parigi come labirinto narrativo, mentre La morte e la fanciulla concentra in una casa isolata il confronto tra una donna convinta di riconoscere il proprio torturatore e l’uomo accusato.
La nona porta guarda invece al mistery esoterico. Johnny Depp interpreta un esperto di libri antichi impegnato a verificare l’autenticità di un volume maledetto. Il film ha un ritmo più discontinuo rispetto a Chinatown, ma resta interessante per l’uso di biblioteche, incisioni e oggetti come indizi visivi.
Il salto più netto arriva con Il pianista, basato sulle memorie di Władysław Szpilman. Il film racconta la sopravvivenza di un musicista ebreo nella Varsavia occupata, evitando di trasformare l’esperienza storica in semplice spettacolo. Ha vinto la Palma d’oro a Cannes e tre premi Oscar, compreso quello per la regia.
Qui il cinema di Polanski diventa più sobrio. La musica, le rovine e i silenzi sostituiscono parte dell’ironia nera dei primi lavori, lasciando spazio a una riflessione sulla casualità della sopravvivenza. Il pianista è il punto di partenza più accessibile per chi preferisce il dramma storico all’horror.
Gli ultimi film e la centralità della parola
L’uomo nell’ombra riporta il regista nel thriller politico. Un ghostwriter incaricato di completare le memorie di un ex primo ministro britannico scopre che il manoscritto nasconde qualcosa di pericoloso. Il film ha una costruzione classica, ma mantiene il tema della verità sepolta sotto istituzioni rispettabili.
In Carnage, quattro genitori si incontrano per discutere di una lite tra i rispettivi figli. La situazione, tratta da una pièce teatrale, si trasforma lentamente in una guerra verbale. Il limite è anche la sua scommessa: chi cerca movimento e ambientazioni diverse potrebbe trovarlo statico, mentre chi ama dialoghi velenosi apprezzerà la precisione del meccanismo.
Venere in pelliccia radicalizza questa impostazione. Un regista teatrale e un’attrice provano un testo e finiscono per confondere recitazione, seduzione e dominio. La pellicola dimostra che Polanski sa creare tensione anche con due soli interpreti e un unico ambiente.
In Quello che non so di lei, il rapporto tra una scrittrice e una donna misteriosa diventa un gioco di identità e dipendenza. L’ufficiale e la spia affronta invece l’affaire Dreyfus attraverso il colonnello Picquart, concentrandosi sulla responsabilità delle istituzioni e sulla difficoltà di difendere la verità quando il potere ha già scelto il colpevole.
The Palace, presentato nel 2023, è una satira corale ambientata in un albergo svizzero durante la notte di Capodanno. Il tono è più farsesco e volutamente eccessivo, lontano dalla compattezza di Chinatown o Il pianista. Lo considero quindi un titolo utile per completare la filmografia, ma non il miglior ingresso nel suo cinema.
Quale film scegliere in base ai propri gusti
| Se ami... | Inizia da... | Perché |
|---|---|---|
| Il noir classico | Chinatown | Ha una trama investigativa solida e un’atmosfera memorabile. |
| L’horror psicologico | Repulsione | Trasforma la crisi mentale in uno spazio visivo disturbante. |
| Il soprannaturale | Rosemary’s Baby | Il terrore nasce nella vita domestica e cresce senza spiegazioni facili. |
| I drammi storici | Il pianista | Unisce precisione narrativa, memoria e grande intensità emotiva. |
| La commedia nera | Cul-de-sac | Mescola assurdo, minaccia e conflitto psicologico. |
| I duelli verbali | Carnage o Venere in pelliccia | Due film concentrati sulla manipolazione attraverso la parola. |
Un errore comune è partire dal titolo più famoso e aspettarsi che tutti gli altri siano simili. La filmografia cambia molto tra un periodo e l’altro, quindi io seguirei un piccolo percorso di tre tappe: Chinatown per la precisione narrativa, Repulsione per l’angoscia e Il pianista per la maturità drammatica.
Come leggere oggi il cinema di Polanski
Le qualità artistiche dei film non cancellano le vicende giudiziarie e le accuse che hanno segnato la vita pubblica del regista. A mio giudizio, la posizione più onesta consiste nel tenere insieme le due dimensioni, senza trasformare l’analisi delle opere in un’assoluzione personale.
Guardare questi film oggi significa quindi osservare sia la loro influenza sulla storia del cinema sia il disagio etico che la figura dell’autore continua a suscitare. È una tensione reale, soprattutto per opere che parlano di abuso di potere, controllo e vulnerabilità.
Per conoscere davvero il suo percorso, non sceglierei soltanto i titoli più premiati. Metterei a confronto la paranoia degli esordi, il rigore di Chinatown, la memoria de Il pianista e il teatro filmato degli ultimi lavori: è in questo arco, più che in una singola pellicola, che si riconosce la complessità del cinema di Roman Polanski.